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:: intervista a steve hogarth - aprile 2004 ::

autore: Ralph Leuenberger (©2004 SunRise) (traduzione: Andrea Falco)

D: Ciao Steve,
Prima di tutto grazie per aver trovato il tempo per questa intervista. Prima di parlare del nuovo album 'Marbles', torniamo indietro nel tempo. Quando ti unisti ai Marillion nel 1988, quale fu la prima canzone che registraste insieme?

R: The King Of Sunset Town.
D: Sei sposato dal 1980 e hai due figli (un maschio e una femmina). Come concili la tua vita privata con l'essere un musicista che è "sulla strada" per un lungo periodo?
R: Non è facile conciliare le due cose. Quando facciamo un tour cerchiamo di dividerlo in sezioni di tre o quattro settimane intervallate da una settimana a casa. Se non lo fai e semplicemente resti lontano per mesi, alla fine non resta molto della casa quando ritorni. Anche così è difficile far funzionare un matrimonio conducendo la vita del rocn'n'roll. Negli ultimi due anni sono andato in studio durante le ore d'ufficio e sono tornato a casa ogni sera così è stato relativamente "normale". Presto saremo di nuovo in tour e vivrò sul tour-bus. Lo preferisco agli Hotels. Mi tiene al sicuro.
D: A luglio i Marillion suoneranno in Svizzera, cosa dobbiamo aspettarci? Suonerete un set misto o suonerete l'intero 'Marbles' seguito da alcune delle 'greatest hits'?
R: Attualmente stiamo progettando un set composto da un ora di 'Marbles' seguito da uno ora di alcune delle nostre vecchie canzoni.
D: Sul vostro sito Web mettete in premio il cosiddetto "super-ticket" che permetterà ad un fan dei Marillion di assistere a tutti i concerti del tour inclusi viaggio e Hotels. Non temete la possibilità che a vincere sia un fan australiano?
R: Una promessa è una promessa. Non importa da dove vengono i vincitori. Sono stati scelti e vengono dall'America.
D:I Marillion hanno introdotto nell'industria musicale l'idea che i fans possono preordinare l'album prima ancora che sia stato scritto, per creare la vostra musica senza subire la "pressione" dell'industria musicale. Sembra che i fans nutrano molta fiducia nei vostri confronti.
R: è iniziato tutto nel 1997 quando i nostri fans americani raccolsero 60 mila dollari per finanziare il nostro tour negli States. Quella fu la prima volta che realizzammo quanto in la i nostri fans potevano spingersi per sostenerci. Creammo il sito Web e decidemmo di creare un filo diretto con i nostri fans. Siamo rimasti sbalorditi da quanto i fans si sono fidati di noi inviandoci i loro soldi e siamo determinati a non deluderli.
D: Qualche anno fa hai inciso un album solista intitolato 'Ice Cream Genius'. Cosa preferisci: creare musica per tuo conto o come parte di una band con influenze differenti?
R: Trovo sia più facile creare i pezzi solisti perché io sono l'unico boss e non ci sono conflitti di idee e di ego. Sento che posso iniziare a dipingere il mio quadro senza che qualcun altro venga e decida che il marrone è un colore migliore per il cielo, se capisci quello che voglio dire. Quando componi con una band, è una conflitto costante perché ognuno ha la sua visione ed ognuno ha la propria percezione di quello che sarebbe meglio. Il produttore è l'elemento fondamentale al fine di selezionare i migliori input da ciascun musicista. Senza Dave penso che la musica sarebbe più debole. Il lato positivo del collaborare con una band è che ci sono diversi talenti che mirano ad un punto comune, così c'è il potenziale per qualcosa di veramente molto forte se si riesce a rimanere focalizzati sull'obiettivo comune.
D: E' previsto un seguito di 'Ice Cream Genius' nel prossimo futuro?
R: Mi dicono (ci crederò quando lo vedrò!) che quest'anno avrò Novembre e Dicembre liberi. Se accadrà andrò in studio con Aziz, Richard e Andy e vedrò se riusciremo ad improvvisare qualcosa di bello insieme.
D: Ho letto un sacco di tue interviste ed è un fatto che ti prendi il tempo necessario per dare delle risposte molto profonde e precise senza perdere il tuo senso dell'umorismo. Quanto sono importanti per te le interviste?
R: Lo faccio perché sono là; mi piace parlare con la gente, specialmente se mi fanno domande intelligenti, e sono fortunato che, nel complesso, vengo intervistato da gente che è in sintonia con quello che stiamo cercando di fare. Quando ero giovane ero solitamente terrorizzato dalle interviste, ma ora semplicemente non mi preoccupo. La mia coscienza è totalmente pulita per quanto riguarda la musica che faccio sia dentro che fuori ai Marillion così sono molto rilassato durante ogni intervista. Se diventa pesante posso tranquillamente rispondere a tono.
D: Non sei stanco di rispondere sempre alle stesse domande?
R: Talvolta è frustrante sedersi di fronte ad un giornalista dopo l'altro che ti chiedono tutti le stesse cose. Sarebbe meglio fare una press conference di 20 minuti in modo da rispondere una volta per tutte alle domande ovvie, poi fare una serie di interviste singole di 10 minuti dove ognuno può colmare le lacune con qualche domanda più ingegnosa.
D: Quali sono le domande che ti fanno più spesso?
R: "Parlami del nuovo album". Questa è la domanda più facile per i giornalisti che non si sono preparati. "E' un concept album?" Sembrano sempre pensare che lo sia. " Com'è il tuo rapporto con Fish?" Com'è il TUO rapporto con l'ex-marito di tua moglie? Non lo vedi da anni? Ecco, neanche io.
D: Non voglio farti perdere tempo con domande su tutti i dischi che hai fatto con i Marillion nel corso degli anni; concedimi solo una domanda su ciascun album da quando sei nel gruppo.
'Seasons End' (1989): Di chi è l'idea del video di 'Uninvited Guest'? Quanto tempo ci avete messo a girarlo?

R: E' stata un'idea del regista. Lo abbiamo girato in un giorno. Rimasi sul set dalle 7 del mattino alle 2 del mattino del giorno dopo. Quando ritornai nel mio albergo di Londra verso le 3 del mattino, avevano messo degli altri nella mia stanza e li trovai che dormivano nel mio letto!
D: 'Holidays In Eden' (1991): 'Dry Land' è una canzone che avevi già realizzato con gli How We Live. Fu un a tua idea o degli altri quella di inserirla nell'album?
R: Fu un idea del produttore, Chris Neill. Pensava che fosse un hit single. Non era molto ferrato sui gusti delle radio tuttavia...
D: 'Brave' (1994): Avevate già l'idea di farne un film mentre lo stavate scrivendo?
R: Doveva essere molto sepolta nella mia mente. In ogni modo tendo a comporre canzoni che creano un'immagine nella mia mente.
D: 'Afraid of Sunlight' (1995): C'è un'unica grande atmosfera che pervade l'intero album (tranne l'uptempo 'Cannibal Surf Babe'). C'era un concept dietro Afraid of...?
R: Non realmente. Molte delle canzoni parlano dell'idea dell'autodistruzione di un eroe come conseguenza del suo successo. Stavo pensando specificatamente ad Elvis, OJ Simpson, Mike Tyson, Curt Cobain, Donald Campbell. Ironicamente quest'album potrebbe essere in qualche modo responsabile del ritorno a galla dei resti di D. Campbell dal profondo del lago Coniston. E' stato ancora quest'album che mi ha condotto ad un pranzo con Neil Armstrong... I casi della vita.
D: 'This Strange Engine' (1997) Sembra che tu abbia scritto '80 Days' in tour. E' un eccezione per i Marillion scrivere mentre siete in tour, voi sembrate più il tipo di band che compone chiusa in uno studio...
R: Ho scritto le parole di '80 Days' all'Astoria Theatre di Londra. Stavo osservando da una finestra del camerino la gente che faceva la fila per entrare a vedere il nostro concerto. Nessuno sembra scrivere canzoni sui propri fans (con la valida eccezione di Gorge Harrison e la sua 'Apple Scruffs') ed io ho voluto dire grazie. Non abbiamo mai scritto canzoni in tour – semplicemente non lavoriamo bene sotto pressione ed abbiamo bisogno di molto tempo, così è sempre un processo di studio.
D: 'Radiation' (1998): Con canzoni come 'Cathedral Wall', 'These Chains', 'Three Minute Boy' e 'Now She'll Never Know' questo è uno dei miei album preferiti dei Marillion. Ma cosa XXX avete combinato con la (mediocre) produzione dell'album? Con una produzione migliore sarebbe stato un autentico capolavoro.
R: Penso che tu possa ritenerlo un esperimento sbagliato dal punto di vista del suono. Sono però molto orgoglioso delle canzoni. Il remaster fatto per il mercato americano suona molto meglio. Forse lo puoi trovare di importazione...
D: 'Marillion.com' (1999): Onestamente, non è certamente il mio album preferito dei Marillion...
R: Non è il nostro miglior album. Vale i soldi per 'Go!' e 'House'.
D: 'Anoraknophobia' (2001): Come vi è venuta l'idea per il titolo dell'album – c'è qualche significato più profondo dietro questo titolo?
R: In Inghilterra c'è questa parola in slang "anorak" che indica qualcuno che è ossessionato da qualche passione assolutamente fuori moda (trenini, archeologia, francobolli, motori a vapore, ecc...). Se sei un anorak significa che hai varcato quella linea che divide l'essere entusiasta di avere una conoscenza appassionata con il punto di essere noioso. I nostri fans sono spesso definiti anoraks da quei media che vorrebbero essere offensivi con loro. Io penso che sia giusto essere un anorak. Anche noi lo siamo. Abbiamo chiamato l'album 'AnorakNoPhobia' per dimostrare la nostra solidarietà con i nostri fans più accesi che, dopotutto, hanno finanziato l'album.
D: Siamo giunti al presente. Il novo album 'Marbles' uscirà in Maggio. Siete ancora nervosi quando pubblicate un nuovo disco o è diventata più una situazione del tipo "la stessa procedura degli altri anni..."?
R: Sono sempre in ansia per il responso dei fans. Noi non abbiamo scritto e registrato questi album per nessuno eccetto che per noi stessi. Semplicemente scriviamo quello che ci passa per la mente mentre siamo in studio, qualsiasi cosa sia. Per questa ragione non possiamo mai progettare il nostro lavoro e non sappiamo cosa stiamo creando fino a quando non è finito. Alla fine incrociamo le dita e speriamo che i nostri nuovi pezzi vengano accolti favorevolmente. Semplicemente non possiamo saperlo.
D: La mia opinione è che 'Marbles' non sia assolutamente un album "facile" neanche per i fans. Non temete di ricevere recensioni negative sulle riviste di musica semplicemente perché non vi hanno dedicato il necessario tempo di ascolto?
R: Non abbiamo mai ricevuto un riconoscimento dal business o dai media. Abbiamo fatto degli ottimo album che hanno ricevuto recensioni da due o tre stelle su Q, perciò do poco credito alle critiche esterne. La musica è quello che è. Qualcuno lo amerà altri penseranno che fa schifo. Personalmente posso solo proteggere i miei sentimenti evitando le recensioni. Non le leggo nessuna.
D: E' una lunga strada da 'Seasons End' a 'Marbles'. Tra allora e adesso qual è la più grande differenza del vostro modo di comporre?
R: La pura verità è che il processo non è assolutamente cambiato. Li abbiamo scritti tutti quanti improvvisando in studio e prendendo tutto ciò che di buono ne scaturiva. Poi abbiamo preso tutti questi frammenti e li abbiamo completati ed arrangiati. Quando avevo tanto da dire le canzoni sono risultate generalmente più lunghe, se non lo avevo sono risultate più corte. L'unica grande differenza penso sia che noi cinque siamo cambiati col passare del tempo e con le nuove influenze che sono entrate nelle nostre vite e nella nostra musica.
D: Fin da 'Seasons End' i Marillion hanno fatto alcuni bellissimi video (Quali?!? N.d.T.). Quanto contano i video per una band come i Marillion ed avete già fatto un video per il vostro nuovo singolo 'You're Gone'? Se si puoi dirci qualcosa di esso?
R: Lo abbiamo realizzato come se fosse una produzione live sebbene sembri più uno studio TV. Le parole sono piuttosto spettrali e mostra la mia performance vocale direttamente nella telecamera mentre durante i cori si vedono le luci e la band che suona. E' semplice ma penso che si adatti bene alla canzone. Abbiamo voluto evitare di metterci una splendida fanciulla che si aggira con movenze da film. Pensavamo che dovevamo fare qualcosa di vero. E non abbiamo avuto il tempo di lavorare su qualche motivetto dance...
D: Alla fine delle nostre interviste facciamo sempre una specie di giochino. Ti dirò alcune parole e devi dirmi cosa ti viene in mente.
[...] D: "Prog rock" e le persone che definiscono i Marillion prog rock.
R: Palla al piede D: Bootlegs
R: Se la musica fosse libera, non ci sarebbe l'industria musicale. Immagina il mondo senza di essa. Il Paradiso.
D: Star musicali / idoli pop / idoli mondiali
R: Non puoi biasimare i ragazzini per il loro sogni. Non puoi biasimarli se vogliono una scorciatoia per il successo. Quello che contesto è il fatto che quei bastardi che li inventano vengono pagati miliardi per, generalmente, rovinare la musica, i gusti della gente e fare in modo che della buona musica sia subito considerata "vecchia".
D: Best of – Compilations
R: Una volta se volevi una canzone dovevi comprarti il singolo o l'album su cui era contenuta. Poi un giorno, un capitalista disperato ebbe la brillante idea di acquistare il "catalogo" delle canzoni dalle persone che ne detenevano i diritti. NON l'artista, naturalmente. Lui/lei aveva già dovuto vendere i diritti per poter vivere. Così da allora moltissime persone acquista solo le compilations e non si interessano al lavoro completo dell'artista. In questo modo si vendono meno dischi e le case discografiche hanno messo delle piccole clausole sui contratti degli artisti in cui si dice che le loro royalties sono dimezzate per le compilations, ecc. Ci rovinano con tutti i mezzi possibili e non capiscono perché le vendite dei dischi sono così in declino...
D: Bene, questo è tutto... Vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori?
R: Ci vediamo in tour.
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