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:: intervista a pete trewavas - aprile 2004 ::

autore: Massimo Longoni (tratta da JAM #104 - Maggio 2004)

Cercasi soldi astenersi major.
Da qualche anno a questa parte, i Marillion finanziano dischi (come il recente Marbles) e tournée coi soldi raccolti via Internet in maxi-collette che arrivano a coinvolgere anche 14mila fan. Di questo e altro parliamo col bassista Pete Trewavas.

Nel 1997 i fan americani dei Marillion, disposti a tutto pur di vedere la propria band suonare dal vivo, organizzarono via web una maxi-colletta per finanziare un tour che la casa discografica dei gruppo non intendeva supportare. La cifra raccolta raggiunse i 60mila dollari, con i quali i Marillion poterono organizzare un certo numero di date e produrre un disco live destinato esclusivamente a chi aveva partecipato alla campagna. Quella cifra cambiò il corso degli eventi per la vita del gruppo. Da quel momento la band realizzò che, utilizzando la potenza comunicativa di Internet e potendo contare sulla fedeltà e la devozione dei propri fan, avrebbe potuto anche fare a meno di una major discografica alle spalle e proseguire il proprio cammino in maniera autosufficiente. Oggi è pratica abituale per il gruppo lanciare campagne attraverso il proprio sito ufficiale per raccogliere i fondi necessari a finanziare la produzione di un disco, o la promozione dello stesso, come per l'ultimo (splendido) Marbles. Grazie ai 14mila appassionati che hanno prenotato 'al buio' la special edition dell'album, la band ha toccato il nostro Paese, dopo anni, per promuovere il disco e in giugno farà tre date: a Torino, Roma e Reggio Emilia. Del disco e della sua genesi ne abbiamo parlato con Pete Trewavas che, con il suo basso, è l'anima pulsante dei Marillion sin dai primordi.
D: Rispetto ad Anoraknophobia il cambio di direzione è piuttosto marcato. Questo è dovuto ad un'insoddisfazione rispetto a quanto fatto allora o è un'evoluzione naturale del vostro sound?
R: Direi la seconda. Anoraknophobia è un grande disco secondo me, ed è andato anche molto bene. Sia a livello di vendite che per il tour il successo è stato notevole, come non ne riscontravamo da tempo. Quando siamo entrati in studio non avevamo un'idea precisa di dove andare musicalmente. Certo, ascoltando Marbles si notano parecchie differenze, che però secondo me sono riassumibili in un concetto: Anorak era un disco molto incentrato sulla ritmica, abbiamo sperimentato molto con drum machine e suoni nuovi. Eravamo in cerca di un nuovo modo per cogliere il suono della band. La ricerca di Marbles è invece stata molto più diretta verso le melodie.
D: Si può dire quindi che alla fine Marbles è il risultato dell'unione tra la sperimentazione ritmica di Anorak e la ricerca melodica dei vostri lavori precedenti...
R: Penso proprio di sì. Per esempio Invisibile Man è una canzone assolutamente varia e piena di differenti stati ritmici e melodici Quando ci è toccato decidere quali canzoni inserire sul disco, sentivamo che il materiale era così forte che abbiamo optato per un album doppio, e questa scelta ci ha anche permesso d inserire canzoni più sperimentali che normalmente in un disco singolo avremmo escluso, come Damage e Drilling Holes.
D: Alla fine però nei negozi arriverà soltanto una versione singola del disco...
R: Questo perché parlando con i distributori è emerso che un album doppio non sarebbe stata una buona idea commercialmente parlando: un disco singolo è molto più facilmente vendibile...
D: Immagino sia stato difficile quindi scegliere i brani da escludere.
R: Molto. Non abbiamo voluto optare per le canzoni più commerciali o facili, quello che contava per noi era che rimanesse inalterato il feeling complessivo del lavoro. Alla fine si può considerare il singolo come un album d'esempio, un promo. Se a uno piace, può sempre andare sul nostro sito e trovare la versione completa.
D: Non c'è dubbio che, al di là del valore artistico, ciò che caratterizza questo disco è la sua genesi. Già la produzione di Anoraknophobia era stata finanziata grazie alle prenotazioni giunte via Internet. Questa volta avete lanciato una vera e propria campagna...
R: Sì, abbiamo voluto fare un passo in avanti. Allora quello che volevamo era avere una base economica per produrre il disco senza dover chiedere soldi in anticipo alla casa discografica. Con Marbles invece abbiamo voluto puntare su ciò che era mancato la volta scorsa: una vera e propria campagna promozionale, per il disco e anche per il tour. Attraverso il nostro sito abbiamo lasciato ai nostri fan la scelta: prenotare un'edizione speciale dell'album doppio, a 29 sterline, che sarebbe servita a finanziare la campagna promozionale, oppure, dopo una certa data, scegliere lo stesso album, solo con un libretto diverso, a 19 sterline. La risposta è stata incredibile: in 14mila hanno prenotato la versione speciale e hanno reso possibile tutto questo.
D: Credi che questo possa essere il vostro futuro?
R: Sì, per noi, ma anche per tanta altra gente. è Internet che permette questo. Oggigiorno, se vuoi ascoltare musica, puoi trovare praticamente tutto liberamente sulla rete. Le case discografiche vedono questa cosa come una rovina per gli affari, ma a noi non interessa: più gente può arrivare alla tua musica e più possibili fan puoi avere. Questo significa che forse venderemo meno dischi di una volta, ma probabilmente avremo più gente ai nostri concerti.
D: Per voi è quindi molto meglio potervi gestire da soli che essere sotto il controllo di una grossa etichetta...
R: Siamo stati a contatto con il business musicale talmente tanto che ormai sappiamo come funziona. è ovvio che non è semplice fare quello che stiamo facendo noi adesso, ma l'industria musicale ormai segue dei suoi percorsi che poco hanno a che fare con la musica. Non ci interessa una campagna della Emi che promuova se stessa, ma una campagna che promuova noi. Molte delle persone che lavorano oggi nelle piccole etichette che distribuiscono i nostri dischi un tempo lavoravano per major, e se ne sono andate perché in realtà quello che facevano non aveva più a che fare con la musica, ma solo con gli affari.
D: Ci sono stati momenti in cui non vi siete sentiti liberi?
R: Assolutamente. In particolare durante la lavorazione di Holidays In Eden, il secondo album con Steve alla voce La Emi, che premeva per avere un disco più commerciale, ci mandò una persona per aiutarci a confezionare un singolo da classifica. Era una situazione davvero scomoda, noi non siamo capaci di lavorare così, facciamo musica per noi stessi e per il nostro divertimento. E penso che sia questa la forza della nostra musica.
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