Misplaced Childhood
Fish, Steve Rothery e Mark Kelly parlano della realizzazione del loro disco più famoso e più venduto.
In una sera di novembre del 2005 al Paradiso di Amsterdam – una delle migliori sale da concerto della città – un signore di una certa età sta contemporaneamente carezzando la schiena della moglie e cantandole forte nell’orecchio. “Kayeligh…” implora, “ I just say I love yew-ah..” Sua moglie lo guarda fisso negli occhi e gli canta in risposta: “But Kayleigh I’m too scared to pick up the phone-ha…” Poi finiscono insieme in perfetta armonia: “To hear yew’ve found another lover… to patch up our broken home-ah…”
È un toccante esempio di quanto è successo innumerevoli volte a svariate coppie nel club. Una melodia che ha quasi 21 anni, tratta da un album della stessa età, prova che certe emozioni sono sia universali che sempre attuali.
Sul palco del Paradiso Fish sta cantando la canzone per l’ennesima volta, ma questa sera sembra esserci qualcosa di diverso. La famosa Kayleigh, da lungo assente, è tornata nella sua mente.
“Sapete”, aveva detto prima, “Erano ormai 23 anni che non le parlavo. L’ho incontrata ed è stato… molto strano”.
Kayleigh ha, come previsto, incontrato un nuovo amore. Adesso ha anche 5 figli. Ed è venuto fuori che non aveva mai sentito Misplaced Childhood, l’album dei Marillion ispirato alla sua storia di amore con Fish.
Fish scuote la sua testa e ride. “Cristo! Non aveva neanche sentito il fottuto album che avevo scritto su un periodo che mi aveva veramente turbato… Sapete che ho sempre detto che non avrei mai rivelato a nessuno chi fosse. Lei ha la sua vita. Ho inventato il nome che è una combinazione tra il suo primo nome, Kay, ed il suo secondo, Lee, ed ora è persino inserito nel Libro dei nomi di donna! Ho questa orribile visione di me, sapete, un vecchio grasso ubriacone, chiedere alla ragazza seduta di fianco: ‘Allora cara, come ti chiami?’ E lei: ‘Kayleigh’. Cazzo, te lo immagini?”
L’Olanda è stato uno dei primi paesi europei a credere ai Marillion e Misplaced Childhood è stato l’album che lo ha reso possibile. La decisione di Fish di ripresentarlo integralmente dal vivo alla fine del 2005 ha fruttato una serie di concerti di successo, e lo show del Paradiso apparirà su DVD in primavera.
Dopo il soundcheck è seduto su un piccolo balcone affacciato su di uno stretto passaggio e l’immancabile canale. “Misplaced Childhood ha cambiato le nostre vite” dice. “Penso che abbia simultaneamente creato e distrutto la band”.
Potete trovare lo studio dei Marillion, il Racket Club, nella campagna vicino ad Aylesbury – ma avrete bisogno di una fottuta mappa. Esternamente è brutto ma all’interno è confortevole come una casa. Un ragazzotto sta trafficando con dei computer mentre il chitarrista dei Marillion, Steve Rothery, ed il tastierista, Mark Kelly, si siedono su uno dei comodissimi divani per parlare dell’album che ancora identifica la loro band agli occhi di parte del pubblico.
Da alcuni anni i Marillion hanno escluso dai loro show sia le hit di Misplaced Childhood che qualsiasi brano tratto dai loro primi quattro album incisi con Fish. La rifondazione della band con il sostituto Steve Hogarth è stata completata molto tempo fa. Misplaced Childhood rimane il loro più grande successo commerciale ma il suo posto nei loro cuori sembra meno importante. Quando viene estratta una copia di Misplaced Childhood Mark Kelly sembra quasi uno a cui la Polizia abbia chiesto di identificare un pluriomicida: allo stesso tempo affascinato e seccato.
“Quando è stata l’ultima volta che l’ho sentito? Probabilmente quando è uscito!” ride. “Non ho l’abitudine di ascoltarli molto dopo che sono stati pubblicati. Dentro c’è l’ambiguità di doversi confrontare con noi stessi più giovani”.
Nel 1984 ai Marillion sembrava naturale realizzare un concept album. Dopo tutto si erano collocati nella gloriosa tradizione del progressivo rock britannico. Il loro nome proveniva da un romanzo di Tolkien. La canzone più amata dai fan era Grendel, un brano di 20 minuti uscito come b-side della versione 12” del loro primo singolo, Market Square Heroes, e mai più ripubblicato.
Il loro primo album, Script For A Jester’s Tear, era sto accolto euforicamente; lo stile di Fish, autodefinitosi ‘poeta dal cuore sanguinante’, e l’abilità della band di comporre musica intricata ed epica, talvolta nello stesso momento, aveva costruito una solida base di fan dalla dedizione quasi maniacale.
Script… vendette 70.000 copie. Il successivo, Fugazi, divenne il classico esempio di sindrome del secondo album. I Marillion sperperarono una piccola fortuna su di esso; vendette 60.000 copie. La EMI li avrebbe depennati se il loro manager, John Arnison, non avesse tamponato le perdite con la pubblicazione di Real To Reel, LP live di successo – molto economico - nascondendo al contempo alla band il fatto che il loro futuro era incerto.
“Fu un bene che John non ci avesse dato la cattiva notizia, perché eravamo alquanto gasati su quanto volevamo fare” ricorda Mark Kelly. “Dicevamo: ‘OK, adesso facciamo un concept album, 45 minuti di musica senza interruzioni”.
La maggior parte dei concept album parlavano direttamente o indirettamente del rock stardom; Misplaced Childhood trattava di un suo particolare elemento: il cambio della propria vita prima e dopo il successo. Fish credeva di aver perso se stesso, o almeno parte di se, in questo passaggio e decise di scriverci al riguardo.
La maggior parte dei concept erano oscuri, il loro significato solo suggerito. Questo perché l’autore voleva che l’ascoltatore vi proiettasse i propri sentimenti. Talvolta anche perché non avevano alcun senso. Il concept scritto da Fish era diverso. Egli conosceva perfettamente il soggetto perché il soggetto era lui stesso. O meglio erano le sue due parti: Derek Dick, il figlio di un benzinaio di Dalkeith in Scozia, e Fish, il personaggio che avrebbe descritto come ‘il poeta dal cuore sanguinante’.
“Avevo sempre voluto essere un cantante, ed improvvisamente ero il cantante di una band che stava ricevendo ottime recensioni e di cui la gente diceva: ‘Questa band è destinata a fare grandi cose’”, racconta, “Quello che mi deprimeva era il fatto che c’erano dei problemi di coesistenza tra Derek e Fish. Era uno strano caso di schizofrenia. Pensavo che Derek fosse il ragazzo fuori dal palco e Fish quello sopra di esso. Era una cosa molto stupida. Ero in tour, confuso su chi fossi, fresco della rottura con una ragazza di cui ero follemente innamorato, pieno di droga e alcool allo stesso tempo, non certo il comportamento più salubre. Kay era uno dei grandi amori della mia vita, ma ero troppo giovane, troppo immaturo. Kay era l’esatta persona che Derek voleva sposare ma non era la persona di cui Fish aveva bisogno a quel punto della carriera.”
La rottura avvenne 18 mesi prima che anche solo abbozzasse l’idea di scriverci sopra.
“Avevamo già sposato l’idea di realizzare un concept album. Avevo comprato una casa ad Aylesbury e avevo così il mio appartamento privato. Ero solo. Tutti gli altri ragazzi erano tornati dalle loro mogli e dalle loro fidanzate e fui lasciato da solo. Quando finisce un tour ti stacchi dalla crew, ti stacchi dal circo. È abbastanza deprimente. Qualcuno mi aveva spedito per posta dell’acido White Lightning che non prendevo da circa tre anni. Ero in uno stato d’animo pessimo. Ne inghiottii metà e poi andai in bicicletta a casa di Steve Rothery…” ride di gusto. “Circa un’ora dopo aver preso la prima metà mandai giù la seconda. Sballai completamente e Steve mi riaccompagnò a casa. ‘Beh, grazie e… Ciao!’ Avevo questa incontenibile urgenza di scrivere. Sapevo che stava succedendo qualcosa e stavo diventando sempre più eccitato, più elettrico. Stavo immobile osservando queste immagini che mi passavano per la testa cercando di calmarmi. Ricordo di aver messo su Incubus [una canzone tratta da Fugazi] e di nuovo ebbi questo sdoppiamento Derek/Fish. Avevo in testa questo botta e risposta tra Derek e Fish e comincia a scrivere. Scrissi in questo stato di trip mentale. Stavo cominciando ad andare fuori di testa. Ero da solo. Ricordo che stavo scendendo le scale ed era come se… stesse succedendo qualcosa. Avvertivo una presenza che scendeva le scale dietro di me ed entrava nella stanza – e sapevo che era il ragazzo. Non mi voltai ma sapevo che era li. Era già successo prima, in Earls Court con Kay, e lei o aveva visto sulla scalinata. E questo calmò le cose. Tutte le preoccupazioni, tutte le tensioni svanirono ed incomincia a scrivere. Telefonai a Steve e gli dissi: ‘Ho avuto l’idea per il concept. Adesso ci lavoro su.’”
È una storia universale – la caduta di un uomo, la riscoperta di se stesso e la sua rinascita – ed intorno a questa Fish lavorò sul tema principale: la dicotomia tra Fish e Derek, lo sradicamento che il successo comporta, la ricerca di un significato che giustifichi il successo. Il resto della band tuttavia non era completamente d’accordo.
Mark Kelly: “Ero innamorato della mia ragazza, John Arnison lo era della sua e Fish vedeva questo come un pericolo.”
Steve Rothery: “Questo diede al tutto un’aria di tragedia, perché io ricordavo quando era insieme a Kay e non penso di averlo visto più così felice, anche se probabilmente non sarà d’accordo con me. Potevo capire perché volesse scriverci sopra. La maggior parte tratta della sua relazione con Kay e del fatto che vivessero insieme e che tutto andava così bene. Sembrava quasi che avesse voluto distruggere deliberatamente la loro relazione, e dopo di allora si è trasformato nell’artista tormentato che cerca di comprarsi in tutti i modi la felicità”.
Mark Kelly: “Aveva questa idea fissa in testa che se avesse mandato a puttane la propria vita ne avrebbe ricavato una succosa storia da scrivere. Noi ci ridevamo sopra ma era l’assoluta verità, il catalizzatore di tutta il materiale”.
Steve Rothery: “Era sempre più innamorato del fatto di essere un cantante rock o essere il cantante di una band, mentre noi eravamo più interessati alla musica. Lui aveva abbracciato il pacchetto completo, e se vivi la tua vita con questi criteri queste sono le cose che sono destinate succederti. Stava abbracciando la tragedia se preferite. Era quello che stava continuamente cercando. Ne siamo sempre stati consapevoli.”
I Marillion scrissero la maggior parte della musica dell’album durante le sessioni a Barwell Court, un edificio vittoriano vicino a Chessington nel Surrey, e lo provarono in uno studio di proprietà di Gerry Anderson, il creatore dello show televisivo Thunderbirds. La EMI chiese infine alla band di registrarlo a Berlino (A quel tempo ancora separata fisicamente e ideologicamente dal Muro). La EMI possedeva gli Hansa Studios, dove David Bowie aveva registrato Heroes in una decadente atmosfera stile Repubblica di Weimar (gli anni tra la fine della prima guerra mondiale e l’ascesa del nazismo N.d.T.). Il produttore sarebbe stato Chris Kimsey.
Mark Kelly: “L’unica ragione per cui andammo a Berlino Ovest per registrare Misplaced Childhood fu perché era economico”.
Fish: “Ero solo, virtualmente senza una vita personale e fui felice di trovarmi in ambiente estraneo. A Berlino Ovest c’era l’atmosfera giusta per fare un album come quello. Alloggiavamo in un albergo vicinissimo agli studios e in fondo alla via c’era il Muro. Era inverno e c’era un’atmosfera tetra. Giravi l’angolo e potevi immaginare di imbatterti in Michael Caine o Richard Burton che recitavano in un film di spie. Io amavo quell’atmosfera”.
In un tale contesto era praticamente impossibile non lavorare fino a tarda notte durante le registrazioni.
Fish: “La sala principale degli Hansa Studios era stata la sede del club degli ufficiali delle SS. Quale migliore ambientazione potevi desiderare? Lavoravamo tutta la notte, eravamo come vampiri… Voglio dire, alcuni dei ragazzi venivano durante il giorno, ma il 90% delle mie session le ho fatte tra le 22 e le 5 del mattino dopo. C’era un bar al piano di sotto, ci bevevamo una pinta e tornavamo a lavorare. Praticamente non avevamo soldi. Fui mandato per conto della band a chiedere alla EMI un acconto. C’era a Berlino un’atmosfera decadente ed edonistica. Una sera eravamo in un ristorante e Mark mi sfidò ad attraversarlo nudo. Vinsi 400 marchi con cui pagai il conto settimanale della mia prostituta. Ah! Ma il punto è che nessuno ebbe niente da ridire. Risero semplicemente quando lo feci.
Camminavi a ridosso del Muro, passeggiavi attraverso questi fitti parchi gotici e questo ha dato una grossa spinta all’album. Potevi sentire l’aura di tragedia. Un grande stimolo per creare musica. Fu molto eccitante”.
Steve Rothery: “Non avevamo mai parlato di fare un hit single. Kayleigh era solo una parte del primo lato della musica che stavamo componendo. Il nostro A&R, Hugh Stanley Clarke, non era pressante nel chiederlo”.
Mark Kelly: “Uscimmo per le strade di Berlino, andammo a mangiare, a fare una lisciatina e Kimsey lo portò nello studio per fargli sentire l’album; lui si addormentò durante l’ascolto… Dopo che lo ebbe ascoltato – e non era ancora finito naturalmente – chiese: ‘Avete qualcos’altro?’.
La musica fluiva insieme. Mi piaceva l’idea che avessimo dei temi che si ripetevano man mano. Ricordo Steve arrivare con il coro di Kayleigh; la sequenza del coro era in origine un piccolo frammento alla fine di una canzone che non abbiamo mai finito composta durante le session di Fugazi. Ricordo l’unione tra Kayleigh e Lavander. La prima facciata fu composta molto velocemente ed in maniera molto naturale. La seconda fu molto più difficile e dovemmo lavorarci molto di più per completarla. Avevamo molti pezzi e continuavamo a discutere: ‘Questo pezzo potrebbe fondersi con quest’altro…’ Il secondo lato fu tutto un monta e smonta”.
Con molta abilità anche Fish da parte sua creò interessanti contrasti, dalle percezioni ampliate dal suo ‘viaggio’ con l’LSD ad Aylesbury, dal suo rovinoso amore per Kay alla notte con una prostituta a Lione. Perno attorno a cui ruotava il tutto la morte del suo amico John Mylett, il batterista di una band chiamata Rage.
Fish: “È il punto focale. Prima della sua morte c’erano questi continui scontri superficiali, il tentativo di trovare qualcosa che assomigliasse al vero amore. La morte di Milo (John Mylett) avvenne quando eravamo in tour. Io e Mark eravamo a Toronto con il nostro tour manager, Paul Lewis. John Mylett era un tipo alla Jim Morrison, molto avvenente. Era partito in viaggio di nozze ed era morto in un incidente stradale. L’ironia di ciò orribile. Stavo per incominciare delle interviste quando Paul entrò nella stanza e disse: ‘Milo è morto’.
John era come un guru per me. Ero solito discutere con lui su come affrontare le cose ed ero molto triste. L’intervista iniziò e il giornalista mi disse: ‘Mi dispiace, ma in ogni modo…’ ed io mi arrabbiai perché non mi fu concesso lo spazio per il mio dolore. Se John fosse stato una star di una grande etichetta avrebbe detto: ‘Mi dispiace, rinviamo l’intervista’. Mi sentii de umanizzato e depersonalizzato, e pensai: ‘A cosa ho rinunciato?’.
Mi trovavo ad un punto di svolta ed era angosciante. Quella notte ad Aylesbury ebbi sostanzialmente un crollo nervoso, e tutto l’album fu ricostruito a partire da li. Liricamente l’album ha ancora molto significato per me. È come andare in soffitta e trovare una vecchia giacca che ti calza ancora a pennello ed è tornata di moda. Ma adesso sono un uomo ed allora ero solo un ragazzo. È un grande album ed io ne sono orgoglioso”.
Misplaced Childhood fu pubblicato nella primavera del 1985. Sulla copertina c’era raffigurato il ‘ragazzo’ apparso a Fish durante il suo ‘viaggio’ con l’LSD ad Aylesbury. L’album ottenne immediatamente un enorme successo. Kayleigh raggiunse la posizione numero 2 nella classifica dei singoli. Con una certa ironia il video presentava Fish con la sua nuova ragazza e futura moglie Tammi che recitava la parte di Kay.
Fish: “Sono sempre stato una persona sincera. Provengo da una cultura che crede che un problema condiviso sia un problema in parte risolto. Lavoravo con una band che non condivideva questa filosofia. Loro provenivano dalla classe media inglese e le comunicazioni tra i membri della band erano estremamente difficili. Ho letto, per esempio, un libro sui Marillion in cui Steve vi dice un paio di cose in cui emerge chiaramente che nel periodo 1982-83 aveva del profondo rancore nei miei confronti che lui non h mai espresso. E se queste sono le basi su cui ha costruito la nostra amicizia allora deve essere stata tutta una stronzata”.
Steve Rothery: “Ero nel bar sotto lo studio di Berlino con Hugh Stanley Clarke. Sostanzialmente Fish voleva già fare un album solista. Aveva questa idea: c’erano a quel tempo in Germania tipi che si suicidavano guidando sul lato sbagliato dell’autostrada fino a quando urtavano contro qualcosa, e lui pensava di far un concept album basato sulle musiche che questi tizi ascoltavano mentre stavano cercando di suicidarsi. Hugh non ne era molto convinto. Allo stesso tempo spiegai a Hugh il progetto che avevo in mente, più rock.
Il passo successivo fu Fish che mi mise con le spalle al muro accusandomi di tenermi tutte le migliori idee per il mio album solista. La cosa era assolutamente falsa. Tutto ciò che scrissi all’epoca fu usata. Il suo ego era stato ferito e lui voleva prendersela con qualcuno. Questo fece scattare una specie di interruttore dentro la mia testa che mi avvertiva che quel ragazzo stava perdendo il controllo. Da quel momento ci fu una sorta di distacco emotivo tra me e lui. Fish ha una personalità veramente complessa; a volte ti senti molto vicino a lui, in altri momenti invece non potrebbe fregartene di meno. Da quel momento fu così.
Ebbi una conversazione con John Arnison poco dopo che lui era diventato il nostro manager, e parlammo di quando Fish avrebbe lasciato la band. Questo risale al 1982. Potevi vederlo come un treno espresso ed era solo da capire a quale velocità stava andando e quando ti avrebbe colpito. Il suo ego, la sua energia e le sue ambizioni erano così grandi che la cosa era inevitabile”.
Mark Kelly: “Il suo atteggiamento era di usare le persone fino a quando gli erano utili ed era pronto a gettare via chiunque quando fosse giunto il momento. Poiché avevamo un così grande successo tutti eravamo felici, eccitati e sorvolavamo sul problema. Ma quando facemmo il tour di Clutching at Straws praticamente non parlavamo più con Fish”.
La rottura avvenne nel 1989. Fish iniziò la carriera solista e i Marillion trovarono il suo sostituto in Steve Hogarth, che allora cantava negli Europeans [in realtà all’epoca Hogarth si era già lasciato alle spalle sia l’esperienza con gli Europeans che quella con gli How We Live – N.d.T.].
Steve Rothery: “Ho sempre avuto l’impressione che Fish non abbia mai capito quello che c’era di speciale nella band; il tutto non riguardava solo lui ma derivava dalla speciale alchimia, dall’unicità che si sprigionava da noi tutti”.
L’intervista è praticamente finita e Steve Rothery si alza ed esprime una lieve sorpresa nel constatare come le sue emozioni siano riemerse facilmente. Ma ciò non sembra molto strano, lo stesso è accaduto a Fish quando stava pensando a Kay ed al generale senso di alienazione. Forse è in questo che giace la vera forza di Misplaced Childhood: nella pura passione che lo ha generato.
Ho chiesto a Mark Kelly cosa ne pensasse della decisione di Fish di riproporre l’intero album dal vivo per il suo anniversario e lui ha risposto: “Sono abbastanza interessato a dargli un’occhiata. I nostri rapporti con Fish si sono addolciti col passare degli anni a parte alcune piccole cose… Va bene, comunque è OK”. |