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autore: Francesco Eandi

MARILLION - Leini (TO), Kubo, 14 giugno 2004
Quando un giorno a Nick Hornby verrà in mente di stilare una classifica dei gruppi più sottovalutati del globo ed ampi dintorni, esigiamo che i Marillion abbiamo la palma d'oro. Non è solo perché sono l'unico gruppo di cui sia ha notizia ad esser stato costretto a chiedere una sottoscrizione ai propri fan per poter incidere un nuovo disco. Tra l'altro splendido. è che a star di fronte al palco, ma proprio di fronte, cioè, davanti, insomma, vicinissimo e voltandosi a riuscire a scorgere l'ultima fila sei, sette metri dietro di te ti chiedi, ma insomma, ma che diamine, ma un imbolsito Phil Collins fa il pieno a Milano e i Marillion, no, dico, i Marillion - quelli di 'Script For A Jester's Tear', di 'Seasons End', di 'Brave', di 'Afraid Of Sunlight' - com'è i che il gruppo di Steve Hogarth, uno dei migliori cantanti in circolazione, il gruppo di Steve Rothery, uno dei più grandi chitarristi degli ultimi vent'anni, perché loro mettono insieme solo quattro gatti (appassionati ed esaltati come bambini, ma pur sempre quattro gatti) alla periferia della periferia di Torino?
Peggio per gli altri. II gruppo inglese ha tenuto un concerto straordinario, forte di una scaletta di classici (inclusi i brani del nuovo 'Marbles', probabilmente il loro lavoro migliore dai tempi dell'osannato 'Brave') e di una prestazione di Steve Hogarth impeccabile, tanto sul fronte squisitamente vocale quanto interpretativo, tale da lasciare a bocca aperta molti dei fan storici (quelli che ti fanno due palle così con "quel concerto imperdibile del 1984...") che vantavano presenze a due cifre a uno show del gruppo.
La prima parte dell'evento è completamente riservata al nuovo lavoro, da cui spiccano 'Angelina', 'Don't Hurt Yourself', il singolo 'You're Gone' e soprattutto una 'Neverland' sopra le righe, che a voler ignorare il tradizionale amplombe che i contraddistingue noi e questa rivista, potremmo definire da urlo isterico, tempesta ormonale, orgasmo multiplo martellante, innamoramento coatto. La seconda parte è invece tutta riservata al passato, con una manciata di classici scelti tra i molti lavori della band, tra cui 'Brave', 'Araknophobia' e quel capolavoro di 'Seasons End', da cui viene tratta la conclusiva 'Easter' della quale i quattro gatti di cui sopra cantano con Hogarth ogni singola parola - sono quattro e sono gatti, ma fedeli come cani. E poi, come sono venuti, umilmente i Marillion se ne vanno.
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