| i dischi dei nostri utenti |
Spazio pubblicitario dedicato ai dischi dei nostri utenti.
In questa pagina vengono presentati i dischi composti e pubblicati dai frequentatori di The Web Italy.
L'inserimento su queste pagine è completamente gratuito, e la redazione The Web Italy non è in alcun modo direttamente coinvolta né nella realizzazione né nella pubblicazione delle opere presentate.
Coloro che fossero interessati alla pubblicazione su queste pagine di una loro opera inviino un’email al seguente indirizzo:
dischi.utenti@realtoread.net
La pubblicazione non è automatica. La redazione si riserva l’insindacabile giudizio sull’opportunità della pubblicazione. |
|
|
| :: alessandro farinella: momo :: |
| il disco |

01. Amargosa: the rescue
02. Equinox
03. Streetlight
04. Australia
05. Roundabout
06. The great times of being
07. Telling Momo
08. Alethe ia
09. Orpheus song
10. Mirrors
11. Momo - Instrumental |
| |
| Per coloro che fossero interessati il CD è ordinabile presso il sito della casa
discografica: www.btf.it |
|
| l'autore |
Alessandro Farinella è nato a Milano il 26 agosto 1967.
Nel 1987 ha formato i ‘Brainstorm’, divenuti successivamente ‘Theatre’, con Jean Marie Guieu e Pietro Foi, a cui poi si sono aggiunti Alessio Cobau e Piero Ottanà.
Dopo tre demo tape e l’avvicendarsi di alcuni elementi ha lasciato la band nel maggio del 1993.
Nel frattempo ha iniziato a studiare piano jazz con Marco Bianchi e l’anno successivo ha studiato piano jazz e composizione con il direttore dell'orchestra di musica leggera della RAI Ettore Righello ed armonia con il maestro Fusco.
Nel 1994 ha realizzato alcune colonne sonore per cortometraggi e documentari trasmessi da Tele+ (ora SKY).
Nel 1998 si è laureato in storia della filosofia con una tesi sulla mnemotecnica medievale di Giordano Bruno.
In seguito ha collaborato con il CNR e con varie Università italiane in veste di ricercatore.
Dal 1999 è membro della Renaissance Society of America ed ha avuto l’onore di pubblicare per la rivista Reinassance Quarterly studi su Giordano Bruno e Marsilio Ficino.
Ha curato l’edizione della traduzione di un testo sulla storia della filosofia nel rinascimento di Daniel P. Walzer intitolato “Spiritual and demonic magic. From Ficino to Campanella”.
Nel 2004 ha presentato con il chitarrista Silvio Masanotti, ex Tale Cue, in quattro serate a Milano la riduzione per pianoforte e chitarra dell’opera dei Genesis “The Lamb Lies Down on Broadway”.
Nel 2005 sempre con Silvio Masanotti ha iniziato a stendere le basi per il CD “Momo”. |
|
| il commento |
Ho avuto la fortuna di poter ascoltare l'opera di Alessandro Farinella con qualche giorno di anticipo rispetto ad altri qui dentro, ma ho aspettato a recensire la sua creatura un po' per assimilare bene alcune cose (la vicinanza con SWE e il tour potevano confondermi) e un po' per far si che altri potessero dire la loro senza essere influenzati da una recensione in anteprima.
Ebbene, vedo con piacere che la classe con la quale Alessandro ha confezionato il disco ha lasciato ammirati più di un elemento di questa lista. In particolare noto con piacere che il pubblico femminile si è innamorato del prodotto, il che sottolinea la `leggerezza', intesa come qualità squisita, con cui Alessandro si muove tra le note.
Già dalla ottima confezione e dalla grafica si capisce che il prodotto è studiato in ogni dettaglio e quanto il suo autore l'abbia seguito... tra l'altro all'interno del booklet compare una sua foto che testimonia ciò che abbiamo sempre detto: è un gran bell'uomo!!
Ma passiamo alla musica: il disco si apre con ‘Amargosa: the rescue’, opener risoluto con la chitarra a giostrare intorno agli ottimi tappeti sonori delle tastiere. Bella l'apertura al ritornello e la scelta dei suoni è davvero pregevole.
Segue ‘Equinox’ dal sapore vagamente genesisiano...sarà il pianoforte banksiano, i ceselli di chitarra o non so cosa, però mi ricorda le atmosfere di Wind & Wuthering. Tra l'altro il timbro della voce a volte ricorda quella di Gabriel... ho detto ricorda, eh!! :)))
Anche perché Alessandro non è un cantante e sta cercando di raffinare il suo basso profondo!
’Streetlight’, la terza traccia, parte con un loop elettrico ed è quasi fishiana (periodo Wilson) nel suo intercalare. La chitarra ritmica in questo caso non mi sembra azzeccatissima e il cantato poteva essere più aggressivo. Nell'apertura un organo di sapore ‘trespassiano’ ci trasporta verso alcune linee di basso MIRABILI ad opera del buon Mauro Dell'Acqua (GRANDISSIMO Maurino) e ad un assolo dove si sente tutta la cultura musicale del Farinella. ‘Australia’ possiede un'interessante intreccio di voci, difficile da interpretare e la melodia domina il brano sino al termine.
Da qui in poi, secondo me, il disco DECOLLA. Comincia lo strumentale `Roundabout' che, lasciatemelo dire non ha NULLA DA INVIDIARE ai tanto osannati Pendragon o IQ. Siamo veramente ad un livello musicale notevolissimo, dove tracce di prog eccelso dipingono melodie ed intrecci di altissima scuola. La ritmica, come nelle migliori tradizioni del genere, è originale senza essere eccessivamente ricercata. TUTTI gli elementi, chitarre, tastiere, base ritmica, sono DOVE DEVONO ESSERE, non un millimetro più in là.
L'apertura ancora mi rimanda al periodo A Trick /Wind, mentre il finale lo trovo pieno di energia e più marillico, se volete, con un cambio di passo e una chitarra solista davvero ottima.
Bellissimo il fraseggio complessivo che termina il brano. Fantastico, veramente.
Gli trovo UNA pecca? Sfumato troppo velocemente.
La seguente ‘The great times of being’ possiede un ottimo intro ritmico, alquanto ironico e originale, così come lo sono le doppie voci del ritornello, veramente originale.
Difficile il ponte che Ale cerca di creare con la voce prima di arrivare al finale, nel quale compare un bel piano dal suono pieno.
Un'altra perla viene subito dopo: ‘Telling momo’...un'intro creato dalle ceneri di Assassing ci conduce per mano ad un piano/violini degni di Kelly e ad una linea vocale forse tra le più azzeccate del disco. Un uso pizzicato degli `archi' ci guida ala melodia che esplode al minuto 1:51 e che sarà poi ripresa più avanti. E' un qualcosa di meraviglioso e non lo dico perché è un amico. Questo è un
brano di autentica classe, dove lo spessore compositivo di Ale viene fuori in tutto il suo stile e la chitarra classica che riprende la melodia è proprio bella. Per non parlare dell'assolo di elettrica, veramente, veramente ispirato con un suono pulito che mi ricorda quello utilizzato da...porca miseria non mi ricordo...è un pezzo della Madonna, lasciatevelo dire. BRAVI TUTTI.
‘Aletheia’, altro strumentale, parte con un bel momento di piano, raggiunto poi dalla chitarra e da una tastiera che apre l'aria musicale con classe. Può ricordare qualche breve strumentale dei
primi Genesis e, quando cresce l'assolo di chitarra elettrica raggiunto dalle tastiere, diventa davvero bello. Questo è prog di classe.
L'arpeggio con cui si apre `Orpheus Song' è davvero rotheriano e il cantato (in greco?) gli dona una certa originalità. L'impianto chitarristico del brano può ingannare, ma subito arriva una tastiera a farti ricredere. Il brano non va dove credevi tu. Ci sono tracce di folk e altro, mentre l'assolo finale ‘inquina’ giustamente il tutto. Originale.
‘Mirrors’, penultimo brano, ci introduce con grazia al finale...dei meravigliosi archi si innestano sull'arpeggio con una melodia ancora una volta delicatissima. Il piano ha echi lontanissimi, come la
chitarra che lo accompagna e la malinconia si appropria del protagonista poi, improvvisamente, esplode la chitarra come piace a noi amanti di certa musica ma, altrettanto repentinamente così come è cominciata, l'esplosione finisce per lasciare spazio al brano che chiude l'album: ‘Momo’, la title track, dove il nostro autore da sfoggio di tutto ciò che ha imparato in questi anni. La ritmica è perfetta, la chitarra essenziale e le melodie, ancora una volta, azzeccatissime.
Il reprise della melodia centrale del disco è incastonato alla perfezione sull'impianto che si trasforma di nuovo verso il terzo minuto a sfiorare il jazzistico, crescendo sempre più con una progressione degna dei Dream Theater, senza però gli eccessi del gruppo americano. Il piano di Alessandro ci porta per mano al finalone, dove il basso e la batteria colorano l'attesa dell'apertura
conclusiva, affidata giustamente al migliore amico di Alessandro: il pianoforte.
Certo, non voglio dirvi che sia un disco perfetto: la voce di Alessandro ha un registro che qualche volta rende in maniera altalenante, ma ci sta studiando sopra e il suo timbro è davvero
interessante. La chitarra, secondo me, funziona meglio su assolo e rifiniture, mentre la parte ritmica della stessa è a volte un po' ‘cantautorale’, e stride con la cultura musicale anglosassone di
Alessandro, ma sono osservazioni per cercare il famoso ago nel pagliaio.
C'è da considerare il fatto che, avendolo ascoltato più di voi, il mio giudizio è dettato da una maggiore conoscenza dei brani, però la mia esortazione è quella di non abbandonare Momo dopo il primo ascolto, anche se so che sto parlando a gente che possiede il mio stesso background musicale. In definitiva un disco consigliatissimo, da acquistare anche per incoraggiare Alessandro a proseguire nel suo percorso musicale. Non facendolo, priverebbe tutti noi dell'ascolto di materiale senz'altro superiore a tanta `mondezza' che gira per il nostro paese, nel quale la cultura latita da troppo tempo, in tutti i campi.
Daniela e io siamo orgogliosi di aver avuto il privilegio di questa anteprima.
Grazie, Alessandro.
Davide “davethespace” Costa |
|
|
|